Alla scoperta delle nostre origini – di Alessandro Sciarra

Il metodo  più sicuro per la ricerca delle proprie origini è certamente quello della consultazione degli archivi dell’Anagrafe, dello stato Civile e Parrocchiali, partendo da alcune certezze temporali come ad esempio la data di nascita del nonno e il nome e cognome della nonna. E’ sconsigliabile rivolgersi a una delle tante agenzie che in cambio di laute parcelle forniscono ricostruzioni spesso fantasiose sulla provenienza della famiglia e sull’acquisizione del cognome, fornendo stemmi araldici talvolta immaginari.

Dobbiamo sapere che l’uso del cognome era inizialmente prerogativa di famiglie Feudali o di Reggimento, mentre per i ceti sociali più modesti l’uso del secondo nome si rese indispensabile nel momento in cui la ripetizione dei nomi rendeva impossibile stabilire il ceppo familiare di appartenenza. Così molti ceppi familiari iniziarono a essere individuati tramite il soprannome, oppure indicando la professione, il luogo di provenienza o più semplicemente la paternità, o addirittura il colore dei capelli o della pelle così da poter identificare tutti gli individui appartenenti alla medesima discendenza con un secondo nome, “il cognome”. ( Giovanni alias il Roscio, Giuseppe di Francesco, Giovanni il Fanese, Ludovico il Panettiere).

Consultando gli archivi dell’Anagrafe si può risalire, andando a ritroso di padre in figlio, fino agli inizi dell’800, dato che quest’archivio è stato formato dopo l’unità d’Italia (1860). L’Anagrafe ha ricalcato il modello adottato dai parroci subito dopo il concilio di Trento (1545-63), il quale istituì l’obbligo da parte delle chiese con cura delle anime (Parrocchie), di registrare in appositi libri tutti i Battesimi, Matrimoni e Morti. Da notare che la registrazione delle morti in molte Parrocchie è iniziata 20/30 anni dopo le altre.

Nella registrazione del battesimo il rituale prevedeva che fossero indicati la data del battesimo, il nome del parroco, la chiesa nella quale si celebrava il rito, la data di nascita del battezzato e l’ora, il nome dei genitori e la loro parrocchia di appartenenza, i nomi scelti per il battezzato, le generalità del padrino e della madrina e la loro parrocchia di appartenenza. Spesso è indicato anche il nome del genitore del padre oltre al cognome della madre, elementi che sicuramente aiutano ad evitare confusione nella frequente ripetizione di nomi simili. Inoltre al fine di mettere in evidenza il nome del battezzato, esso veniva riscritto ed evidenziato sul lato sinistro della registrazione.

Elisabetta
Registrazione di nascita del 1834

Altro strumento importantissimo, laddove le Parrocchie ne abbiano ancora la disponibilità, è sicuramente il libro degli “Stati delle Anime”. Durante la visita da parte del Parroco in occasione della benedizione Pasquale, venivano registrati o aggiornati in questo libro tutti i nuclei familiari, in modo così dettagliato che oltre ad essere riportato il ruolo di ciascun membro all’interno della famiglia, era indicata la paternità, la data di nascita, la professione, il soprannome, veniva annotato se durante quell’anno si erano confessati, erano stati cresimati, e se erano andati a messa. Altra fonte di notizie è il registro dove il parroco annotava le eventuali dispense del vescovo a matrimoni tra consanguinei di seconda e terza generazione, cosa molto frequente dovuta all’isolamento dei piccoli paesi.

nicola
Libro degli Stati delle Anime del 1734

Ricapitolando, per affrontare questo tipo di ricerca non occorrono grandi doti specifiche, ma sicuramente tanta perseveranza, fortuna, e, perché no, detto fra noi, anche qualche buona raccomandazione che possa agevolare il ricercatore alla consultazione dei libri parrocchiali; cosa che ormai è diventata molto difficile per la scarsa disponibilità dei Parroci, che possono facilmente rifiutarsi di concedere il permesso per motivi di tempo, di privacy e per ultimo, ma molto importante, per motivi legati alla conservazione degli antichi volumi che sempre più spesso sono stati oggetto di vandalismi da parte di ricercatori irresponsabili. Anche con l’Anagrafe potreste trovare delle difficoltà legate al fatto che non tutti i Comuni hanno provveduto alla digitalizzazione della vecchia documentazione anagrafica, costringendo così gli impiegati a dover compiere la ricerca manualmente, cosa che oltre a richiedere parecchio tempo presuppone anche che l’operatore si sappia destreggiare in archivi spesso delocalizzati dal luogo di lavoro.

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