Il Colera Morbus a San Benedetto del Tronto 1854-55 – di Alessandro Sciarra

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Il Colera o “Morbo Asiatico” fu importato dalle zone asiatiche, soprattutto dall’India, e nel corso del XIX secolo proprio a causa di scambi commerciali sempre più numerosi, il colera iniziò a diffondersi su gran parte della Terra. Il motivo primo e veicolante delle epidemie va ricercato nella mancanza d’igiene sia privata che pubblica, nell’incapacità da parte delle organizzazioni sanitarie a fronteggiare questo tipo di pestilenze, e inoltre  nell’indicibile povertà aggravata dai rincari delle merci provenienti dalle città infette, le quali erano sottoposte a quarantene. E’ vero che il colera colpiva indistintamente tutte le classi sociali, ma è altresì vero che i più agiati potevano contare su una migliore nutrizione e quindi su uno stato di salute sicuramente diverso dalle persone meno abbienti (che erano la maggioranza) le quali oltre ad essere meno curate e nutrite, vivevano in quartieri malsani. Il documento proposto in quest’articolo denuncia un traffico illecito di merci perpetrato a San Benedetto del Tronto da un gruppo di persone ”notabili” le quali a totale disprezzo delle leggi e della salute dei cittadini (che loro stessi erano stati chiamati a proteggere), contribuirono a trasmettere il colera.

Ecco il documento originale dall’Archivio di Stato di Ascoli Piceno

DELEGAZIONE APOSTOLICA – PROTOCOLLO SEGRETO Busta X fascicolo VIII A.S.A.

Molti S. Benedettesi Delegazione di Ascoli, i quali hanno risentito i cattivi effetti del morbo asiatico che per due stagioni degli anni 1854 e 1855 ha afflitto quella spiaggia non possono ristarsi dal far conoscere al Superiore Governo quanto è di (…) onde sia provveduto una volta alle cause, che hanno prodotto tale malore.                                                                    Esiste in S. Benedetto una società di commercio composta dai primi del paese che le cariche pubbliche occupano, la quale ha per capo il farmacista Giuseppe Leti, quale nella notte del 3 Dicembre 1854 a mezzo di costui faceva eseguire in prossimità del fosso dell’Albero e precisamente in poca distanza dal casotto Sanitario uno sbarco di merci estere, alla vista di che quegli Impiegati abbandonando la spiaggia si ritiravano nel casotto medesimo chiudendo la porta. Lo sbarco si eseguiva dai marinari Filippo Merlini detto Frignì, Antonio del Zompo, Salvatore ed Emidio Ricci detti Sicchè, e Filippo Ricci detto Fisichè, ed il trasporto delle merci facevasi verso il posto di S. Lucia depositandole nella colonia del Leti lavorata da Luigi Bollettini, i facchini a tale trasporto sono Michele del Zompo, Caporale Pietro De Angelis, Nicola Ricci detto Sicchè, Francesco Cameli, Nicola del Zompo, Antonio Ricci detto (…), e Saverio Ricci figlio, Emidio Voltattorni detto Melè e Figlio, Salvatore Ricci, Natale Ricci e varj altri. Di tale merci una porzione fu messa sotto terra nell’indicata Colonia una porzione nella casa colonica e una maggior porzione fu posta a ridosso di un muro, e coperta cogli oggetti che servono per difendere le spalliere di agrumi, quindi fu portata in casa del Leti in quantità, e condotta in Ascoli per altra quantità dall’altro socio Giovanni Feliziani coll’intelligenza ed ajuto in allora del Direttore di Polizia Vigna. Avvertita la Finanza non poté fare a meno di andare in casa del Leti, ma questi avutane preventivo avviso locò tutto il contrabando nell’attigua casa di Antonio Lagalla, e nel negozio del coosocio Camillo Feliziani. Nel dì susseguente allo sbarco uno dei facchini per nome Salvatore viene preso dal Colera alla di lui sorte andarono soggetti la sorella, la madre,  ed il padre soprannominato Niti, quindi fu attaccata la contrada di costoro abitazione e si ebbe un numero di 17 in 18 individui attaccati, e di undici decessi come alla relazione esistente in Delegazione di Ascoli.

Volle però la provvidenza Divina che cessasse il morbo, ed i primi a preparare lo sbarco indicato furono Francesco Spalatra, Tommaso Fassetti detto Ulpià, e i fratelli Perfetti che sono attigui coloni col Bollettini, i quali perché parola non facessero nella circostanza ebbero in dono molte e diverse merci sbarcate come riferiva la madre istessa dei Perfetti. Non contenta la perversa società Commerciale dei mali arrecati al Proprio Paese per sordido guadambio si fece lecito il 2 Luglio 1855 di ricevere nelle proprie spiagge all’intelligenza perfetta del consocio Commissario Anelli di notte tempo una Paranzetta proveniente d’Ancona vessata in allora dal Malore, carica di persone che a mezzo di una scialuppa furono poste in terra, i primi dei quali presero alleggio dallo stesso Commissario, e dicesi che fossero Impiegati Sanitarj, et gli altri in casa di Camillo Feliziani membro della società. Il giorno 5 quindi si ebbe il primo caso Colerico in Domenico Badolini per avere riattate (aggiustate) le scarpe ad un profugo Anconitano, il giorno 6 vi furono altri due casi, il 7 cresceva a dismisura, e tra questi morì un giovane marinajo tornato a terra malato per essersi posto a contatto di una lancetta in balia di se stessa incontrata per mare avente a bordo un marinajo estinto pel Colera per aver condotti, e sbarcati Colerici Anconetani a S. Benedetto, la notte, fu tremenda poiché la paranzella molti altri individui mise a terra, che presero alloggio chi da Antonio Santini, chi da Giulio Biondi Detto (Novafavoro) tali individui in buon numero nella sera dell’8 ritrovate nel piazzale di Belvedere da un tal Emidio Piunti il quale avvicinato a quelli per vedere chi erano fu preso da Colera, poco dopo nella propria abitazione morì, come ne morirono Pietro De Angelis, ed Emidio Palestini detto Mulè facchini che avevano ajutato lo sbarco dei Profughi Anconetani, e così si propagò in tutti gli altri che abitavano quella Contrada che erano persone addette a quello sbarco.

Si principiò dalla popolazione a tener d’occhio a tutto sopraffatto dallo spavento, e si osservava che i generi commestibili in quantità molto maggiore dell’ordinario si trasportavano presso il Commissario Anelli, e Feliciani per cui nacque tumulto, e ad evitare qualche sinistro fu preso di ritirare tutte le Paranze a terra, onde così liberamente fare l’imbarco dei miseri residuali profughi avendo a quelli anche dei morti non essendo possibile la tumulazione, e solo lasciando qui pochi convalescenti incapaci di essere trasportati. I marinari Filippo Merlini, Domenico del Zompo detto Grassò, Giovanni Palestini detto Piccinino(?), Fortunato Illuminati detto Cinò(?),Domenico Palestini detto Melena(?), Francesco Chiodi detto Pallè, Giuseppe Antonio Rossetti, Domenico Rè e Giuseppe Malatesta detto Morè possono essere testimoni perché ne facevano il trasporto. Pietro Paci detto Bacò, ed il figlio di Simone Rossetti nel mentre che i morti legati entro un sacco Trasportavano nella spiaggia per l’imbarco, s’incontravano con la moglie di Tommaso Bracaletti che vedendo i piedi fuori dal sacco ebbe tanto spavento che presa immediatamente da Colera se moriva come essa nei dolori della morte confessava a Giuseppe Merlini e di lui moglie, però la fatalità volle che anche il detto Rossetti nel di seguente se ne morisse.

Incontro alla casa di Camillo Felicioni nell’albor di un di festa mentre Domenica Moglie di Pacifico Bracaletti andava a messa unitamente ad altri molti trovò nell’angolo della chiesa rimpetto alla casa Feliciani di proprietà Guidi la spoglia di un uomo, cioè soprabito, pantaloni galot(?), e tutto altro di qualità sopraffina che si suppose appartenere a persona agiata morta in casa del Feliciani, e che sia così si può desumere da quanto appresso. Il Padre Ferdinando Agostiniano Scalzo di Acquaviva trovavasi ad assistere in S. Benedetto a miseri infermi, ed avendo questi raccolte il numero dei trapassati delle liste dei Porrochi nelle giornate dal 14 al 15 Agosto che ascendeva al n° di 29. senti asserirsi dal Deputato del Cemeterio ,che i morti furono 36 sicchè furono un aumento di morti N°7 che unitamente non potevano essere che estrani, e tale fondata opinione viene confermata dai litigi avvenuti fra i Becchini Bartolomeo Spaletra, Ubaldo Gezzi e Luigi Pompei che preso a questionare fra di loro per la divisione, fatto che ai medesimi pagavasi.

Quali fossero le erogazioni delle molte elemosine elargite da distinti personaggi è meglio tacerlo, il Priore Comunale, ed il Farmacista Leti ne fecero uso a proprio comodo e vantaggio, e se non era la carità somma di Emidio Neroni che correva a soccorrere il misero colle parole, e colle opere, e che seco asportava puranche i caritatevoli sussidj che civilmente chiedeva oltre quelli che del suo somministrava, chi sa se alcuno avrebbe avuto nulla. I limoni acquistati per i poveri, il riso e tutt’altro si contrattarono in rivendita a Giuseppe Cornacchia e Domenico Sciarra. Non si parla del cambio del vino donato ai poveri da un tale Campanelli di Acquaviva, solo si fa riflettere che la popolazione si era ridotta al minimo per la fuga che aveva fatta dal Paese, e che nelle colline ad aria aperta si era allocata onde fuggire tanto flagello.

Dal fin qui detto chiaro si scorge che la colpa principale di tanti malori è il Commissario Sanitario Aleandro Anelli, il quale tradiva il suo ufficio per proprio interesse con danno di quella Popolazione, che dedita generalmente alla pesca è a lui soggetta, per cui ritiene a viva forza regolata in tutto e per tutto dalla di lui volontà: tradisce questi il proprio Ufficio con continui donativi di pesce che coattivamente riceve, e guai a chi non fa a lui (scelta) porzione della pesca al di cui esempio regolasi il Priore Fante Leandro Palestini il quale ha per tassa imposta a tutti i Paroni una filza di scelto pesce in libre 20: in ogni ricorrenza con la scusa che per obbligo deve mandarlo (marinato) al Magistrato di Ancona.

Non sorprenderà dunque se questi è facente parte della Contrabandiera società mentre senza di questi risortirebbe vano, come vano risorterebbe il nascosto imbarco di rete, e cordaggi ed altri generi che continuamente da Gioacchino Palestini pel Regno di Napoli dirigendoli al Sig. Massei di Giulia Nova, ed a Scardelli di Silvi, e come vano  riuscirebbe qualunque traffico a Ravenna collo stesso Regno di Napoli. Nel finire poi dell’ultimo di Ottobre si rinnovò egualmente altro sbarco col perfetto silenzio del Commissario di Sanità.

Il presente reclamo pertanto è diretto a servire ordinare e decretare un incarto onde conoscere la realtà delle esposte cose per via però straordinaria, e quindi verificate siano applicate le disposizioni di leggi a carico dei Rei mentre ciò lo esigge altamente la giustizia, ed il diritto di vita che ogni cittadino si ha che sia.

Li 31 Dicembre 1855

Al Sig. Delegato Apostolico d’Ascoli perché riservatamente verifichi, ed informi.

Pubblicato su Cimbas n°41/2011 ”Uno sconcertante episodio di violazione delle leggi durante il colera del 1855 a San Benedetto”

 

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